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Uscire dalla porta, dimettendosi come dipendenti, per poi rientrare dalla finestra come gettonisti: accade sempre più spesso a discapito della qualità dell’assistenza.
«La realtà della sanità pubblica italiana è davvero giunta ad un punto critico! Siamo di fronte a un vero e proprio corto circuito in atto».
Esordisce così il Presidente del sindacato Nursing Up, Antonio De Palma, nel denunciare con fermezza il paradosso allarmante legato alle cifre abnormi della spesa, da parte delle nostre regioni, relativa all’impiego di professionisti sanitari gettonisti, confermata dal recente autorevole report dell’ANAC, l’Autorità Nazionale Anticorruzione.
«Le aziende sanitarie di casa nostra, in questo momento storico, sembrano un’auto che viaggia contromano sull’autostrada! Invece di valorizzare i professionisti che hanno già in casa, stanno mandando in pezzi il sistema, costringendo sempre più infermieri, ostetriche e altri professionisti dell’assistenza, a causa di stipendi molto bassi, a lasciare i loro posti come dipendenti a tempo indeterminato, sacrificando i diritti e le tutele contrattuali e previdenziali collegati, per decidere di lavorare come gettonisti.
È inaccettabile! E non è più un’eccezione: riceviamo incredibilmente sempre più segnalazioni di casi in cui le stesse aziende ingaggiano come gettonisti quei colleghi che poco prima erano assunti presso di loro.
Tanti, tantissimi colleghi, si dimettono volontariamente (oltre 20mila sono le dimissioni di infermieri solo nei primi 9 mesi del 2024), la maggior parte di loro per scegliere la libera professione.
Le stesse aziende sanitarie che se li sono lasciati scappare, e sono tante, per coprire le falle delle carenze di personale ed evitare la chiusura di interi reparti, sono “costretti” a riassumerli pro tempore, pagandoli ovviamente con cifre nettamente diverse», afferma De Palma.
«Un infermiere a gettone oggi può arrivare a guadagnare il doppio, con le recenti restrizioni volute dal Ministro Schillaci, prima arrivava a guadagnare addirittura il quadruplo rispetto a chi lavora in ospedale come dipendente!
Questo non è certo un segnale di equità ed è qualcosa che non fa bene al nostro sistema salute, nonostante, ricordiamolo, le cifre dei gettonisti sono state per così dire regolarizzate e non possono oggi superare i 28 euro l’ora nel caso degli infermieri gettonisti di quei pronto soccorsi da cui si registra un fuggi fuggi generale.
Mentre i nostri colleghi si trovano a vivere con stipendi da fame di 1.500 euro al mese, cifra che in una città come Milano equivale ad uno status di povertà vera e propria, le aziende sanitarie preferiscono pagare di più chi, alla fine, suo malgrado, non ha garanzie e tutele.
Questo crea un circolo vizioso che danneggia non solo i professionisti che scelgono la strada della libera professione, ma anche i pazienti, che si ritrovano a fare i conti con un’assistenza sempre più precaria e instabile, che il più delle volte caratterizza l’impossibilità, per i singoli liberi professionisti, di garantire continuità assistenziale, ed ottimali processi di presa in carico».
Secondo i dati allarmanti dell’Autorità Nazionale Anti Corruzione (ANAC), il fenomeno dei medici e degli infermieri “a gettone” nella sanità italiana, esploso durante l’emergenza sanitaria di Covid-19 per riuscire a farvi fronte con personale aggiuntivo, si conferma in crescita anche nel 2024 ed ha comportato una spesa complessiva di 457 milioni di euro messi a bilancio dalle varie Asl, in aumento rispetto ai 314 milioni previsti.
La ripartizione per regioni dei “gettonisti” nel 2024 vede il Piemonte fare la parte del leone, con un quarto dei medici e infermieri gettonisti di tutt’Italia; seguito dalla Lombardia con 105 milioni e il 22,95% del totale, seguita a ruota da Toscana e Sardegna. Se guardiamo ai soli infermieri “a gettone” invece in testa c’è la Lombardia, seguita da Abruzzo e Piemonte.
«Non è finita qui: l’introduzione dell’assistente infermiere, una figura surrogata e controversa, che non è certo un professionista sanitario, rappresenta un ulteriore pericoloso rischio, verso il quale le aziende sanitarie si lanceranno a braccia aperte.
Se le aziende puntano a risparmiare scegliendo personale non qualificato, si stanno scavando la fossa da sole!», avverte De Palma.
«Questa scelta è pericolosa e compromette gravemente la qualità dell’assistenza. Non possiamo permettere che la salute diventi un affare in cui si risparmia sulla pelle dei cittadini».
Il sindacato Nursing Up lancia un appello forte e chiaro: è tempo di agire! È fondamentale valorizzare i professionisti già in servizio, garantire stipendi adeguati e condizioni di lavoro dignitose.
Non possiamo continuare a chiudere gli occhi davanti a questo disastro! Per chi sceglie la libera professione occorre riflettere: è comprensibile che si decida di lavorare con meno stress e con un guadagno più alto, ma le tutele ed i diritti non sono gli stessi, sia chiaro, rispetto a chi opera in virtù di un contratto a tempo indeterminato.
Governo e Regioni non dovrebbero mettere nella condizione i nostri professionisti, dipendenti pubblici, di valutare scelte del genere.
Occorre un cambiamento radicale. La sanità pubblica è un diritto, non un affare da smantellare!».