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Sarà una fiducia "con qualche assenza" nel Pdl, "ma come fai a non votarla?", si chiede un parlamentare azzurro a proposito dell’intenzione del Governo, preannunciata oggi ai capigruppo della Camera dal ministro Piero Giarda, di chiedere appunto un voto di fiducia sulle norme penali del ddl anticorruzione.
Il testo che il ministro della Giustizia Paola Severino ha approntato per il maxiemendamento dovrebbe intervenire sull’articolo 10 (delega al Governo per stabilire l’incandidabilità dei condannati) e sulle norme penali dell’articolo 13 e seguenti, anche se sull’articolo 10 potrebbe non essere necessario: si cerca ancora una mediazione, alla quale si è andati vicini stamattina nel comitato ristretto delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera; ma il Pd chiede ancora, a differenza di Pdl e Udc, il veto alla candidatura di chi è condannato per reati di mafia e corruzione anche se solo in primo grado. Un divieto incostituzionale, secondo il deputato Pdl Manlio Contento, che ha chiesto una verifica sull’ammissibilità di un voto su questo tipo di norma.
Sta di fatto che oggi il Governo ha dovuto fare i conti con un nuovo rinvio (a martedì) per l’esame nell’aula della Camera di un ddl che lo stesso premier Mario Monti ha sempre detto di considerare fondamentale nel processo di risanamento del Paese. E il rinvio è arrivato dopo che la guardasigilli ha incassato il no dei gruppi alle modifiche richieste sull’articolo 12, che dopo l’approvazione in commissione dell’emendamento Giachetti (Pd) introduce severe limitazioni agli incarichi fuori ruolo dei magistrati che affollano gli uffici di ministeri e authority.
Il Pdl è contrario alla fiducia mentre "è in atto una dialettica" in Parlamento, avverte il presidente dei deputati Fabrizio Cicchitto. Ma anche se fra gli azzurri ci sono autorevoli dissociazioni, come quella di Gaetano Pecorella (da tempo però è un battitore libero) che annuncia che non la voterà perchè "è impercorribile e violerebbe alcuni principi fondamentali dello Stato di diritto", non ci sono molti spazi per immaginare una sfiducia ‘contro’ le norme anticorruzione. In vista delle elezioni, rischierebbe di aggravare la crisi di consensi del partito di Silvio Berlusconi.
Quanto al Pd, è pronto a votare "un buon provvedimento", a patto che, precisa il capogruppo Dario Franceschini, sia "sul testo della commissione", quindi comprenda il lieve aumento delle pene per la corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio che il Pd era riuscito a farsi approvare con il voto contrario del Pdl. Il ministro Severino, però, nell’eventuale maxiemendamento dovrà anche sciogliere il nodo del reato di traffico di influenze, poco gradito da Pdl e Udc. Dovrebbe andare a incidere su lobby, cricche e faccendieri vari, ma rischia di conferire alla magistratura il potere di indagare e condannare qualunque tipo di relazione interna al potere politico e amministrativo. Sul punto potrebbe esserci quindi una leggera riformulazione che eviti una tensione eccessiva con i gruppi di maggioranza.