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di Roberto Malini
Gerusalemme. Uccidere per odio, per distruggere vite innocenti. E finire così la propria vita, con un gesto di violenza e orrore. E’ accaduto tante volte, negli ultimi anni. Oggi a Gerusalemme, dove due persone sono morte e altre sei sono rimaste ferite in un attentato. Le vittime sono una donna di 60 anni e un agente di polizia di 30. L’assassino ha poi perso la vita in un conflitto a fuoco con le forze di sicurezza. Tornano in mente le parole del genitore di un kamikaze, che ha compiuto un gesto simile lo scorso anno: "Il mattino in cui si è recato a uccidere e farsi ammazzare, abbiamo preso un tè insieme, ma non mi ha confidato quello che voleva fare. Ora è considerato un martire dalla mia gente, ma se potessi tornare indietro gli direi di non farlo, di pensare alla sua famiglia, ai suoi bambini”.