
Pesaro – Il progetto per la costruzione di un impianto di liquefazione del metano (GNL) a Pesaro, promosso dalla Fox Petroli e approvato dal Ministero dell’Ambiente con una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) positiva, è diventato oggetto di una forte contestazione da parte di cittadinanza, esperti e associazioni ambientaliste. L’autorizzazione è stata concessa nonostante l’area prescelta sia caratterizzata da rischi significativi, tra cui l’essere situata in una zona sismica e alluvionale con un terreno sabbioso a rischio di liquefazione.
L’impianto previsto, capace di produrre fino a 400 tonnellate al giorno di GNL (146.000 tonnellate all’anno), verrebbe costruito a soli 120 metri dalle abitazioni e a meno di un chilometro dal centro storico di Pesaro. “La preoccupazione principale è rappresentata dalla natura stessa del GNL,” spiega Roberto Malini, co-presidente di EveryOne Group e rappresentante del comitato Pesaro: NO GNL, “che è un gas fossile che deve essere mantenuto alla temperatura di 160° sotto zero e il cui trattamento comporta rischi rilevanti di esplosioni e incendi, già accaduti nel passato anche recente”.
L’autorizzazione VIA è stata oggetto di una denuncia presentata alla Commissione Europea da parte di EveryOne Group, mentre l’Associazione Iniziativa per l’Europa e per l’Ambiente, in sinergia con il comitato, lavora con l’avvocato Andrea Filippini perché sia presentato nei prossimi giorni il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica contro la VIA. I due atti giuridici mirano all’annullamento della concessione governativa e a richiamare l’attenzione sulle gravi lacune nella procedura. La Commissione europea potrebbe, in seguito alla denuncia, avviare una procedura di infrazione contro l’Italia per mancato rispetto delle direttive europee in materia di ambiente, sicurezza e tutela della salute pubblica.
Le preoccupazioni sollevate dai cittadini e dagli esperti si inseriscono in un contesto internazionale segnato da incidenti gravi legati al trasporto e alla gestione del gas naturale liquefatto. Un caso recente è quello dell’esplosione di un gasdotto della Petronas, avvenuta il 1 aprile 2025 presso Kuala Lumpur, in Malesia. L’incidente ha provocato un vasto incendio che ha distrutto circa 200 abitazioni, ferito più di 140 persone e costretto 305 residenti all’evacuazione.
L’incidente ha evidenziato come la gestione delle infrastrutture legate al GNL sia intrinsecamente rischiosa e richieda controlli e misure di sicurezza estremamente rigorose. Secondo quanto riportato, la Petronas è ancora impegnata a valutare i danni e ad assistere le comunità colpite, ma l’episodio ha sollevato interrogativi sulla sicurezza dei sistemi di gestione del GNL, che in caso i esplosione può provocare danni e vittime in un raggio molto ampio, che può superare i 3 chilometri. “L’impianto di Pesaro si troverebbe a 120 metri dalle prime case e a meno di un chilometro dal centro storico,” prosegue Malini, “con conseguenze tragiche, tanto più se in concomitanza con un fenomeno sismico o alluvionale. Le misure di sicurezza proposte dell’azienda sono inadeguate, come dimostrano studi internazionali. Vi è da chiedersi quali tecnici abbiano potuto dare un parere positivo al progetto, tenendo conto che hanno una responsabilità diretta di fronte alla legge”.
Un’esplosione di nubi di gas naturale, come già dimostrato da esperimenti militari e incidenti passati, potrebbe generare onde d’urto devastanti simili a quelle di un ordigno nucleare di piccola potenza. L’eventuale contaminazione ambientale e il rilascio di gas tossici costituirebbero ulteriori minacce per la salute pubblica e l’ecosistema.
Il Comitato “Pesaro: NO GNL” e le associazioni ambientaliste coinvolte nel ricorso stanno cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni locali e nazionali sulla certezza di un grave inquinamento dell’aria e sui pericoli inaccettabili che l’impianto rappresenta. Incontri pubblici, petizioni e denunce formali sono state organizzate per richiedere una revisione completa del progetto e garantire che la sicurezza della popolazione sia considerata una priorità assoluta.
“Pesaro non accetterà l’impianto GNL,” conclude Malini, “ma si opporrà alla sua realizzazione in ogni sede. La città è indignata di fronte all’irresponsabilità di chi intende approvare un’impresa che preannuncia eventi distruttivi e letali. La nostra contestazione, il nostro sdegno sono già un simbolo di resistenza contro la speculazione industriale e la gestione inadeguata delle risorse naturali. L’esempio della tragedia malese dovrebbe servire come un monito urgente per le autorità italiane, affinché non si ripetano gli stessi errori”.
Nelle foto, immagini dell’incidente di Kuala Limpur, in Malesia