
di Andrea Filloramo
A chi, scrivendomi, mi chiede se Papa Francesco è da considerare un innovatore della Chiesa Cattolica o un tradizionalista, rispondo, senza fare una lunga trattazione che in seguito faranno gli storici della Chiesa, ma solo per accenni, che questo Papa di origine italiana ma proveniente da “ molto lontano” è una figura di pontefice che incarna il delicato equilibrio tra innovazione e tradizione all’interno di una Chiesa inquieta e agitata dai contrasti e da scandali di vario genere, che mostra una forte volontà di rinnovamento ma, nello stesso tempo, una salda aderenza ai principi fondamentali della dottrina cattolica.
Non è, perciò, da considerare un rivoluzionario che distrugge il passato, ma un pontefice che, volendo cambiare la Chiesa, radicata nei suoi secolari “difetti”, non tradisce la sua essenza ma cerca, fra mille difficoltà e malintesi, di rendere la fede più accessibile e concreta; non cambia le verità di fede ma cambia il modo in cui vengono applicate e comunicate; non “strappa le pagine” della tradizione, ma cerca di interpretarle in modo più accessibile e umano.
Papa Francesco, per esempio, pur promuovendo un atteggiamento pastorale accogliente verso divorziati, persone LGBTQ+ e coppie non sposate, difende la dottrina tradizionale sul matrimonio e famiglia e, così, sostiene la sacralità della vita, opponendosi fermamente all’aborto e all’eutanasia.
Mantiene la liturgia e i sacramenti al centro della fede cattolica, pur permettendo qualche forma di flessibilità pastorale.
Introduce numerosi cambiamenti che segnano un distacco dallo stile tradizionale del papato.
Tra questi cambiamenti possiamo evidenziare: un linguaggio più diretto e inclusivo, rivolgendosi non solo ai cattolici praticanti, ma a tutte le persone, comprese quelle ai margini della società; un’apertura su tematiche sociali e ambientali, con encicliche come Laudato Si’, in cui promuove la cura della casa comune e l’impegno per la giustizia sociale; un dialogo interreligioso, con incontri significativi con leader musulmani, ebrei e ortodossi per promuovere la pace.
La Chiesa di Papa Francesco è una Chiesa più vicina ai poveri, testimoniata dalle sue scelte personali di vita sobria e dall’attenzione ai migranti e agli emarginati.
Questo atteggiamento si traduce in una serie di scelte e dichiarazioni che bilanciano fedeltà alla tradizione e apertura pastorale.
Tutto ciò rende Papa Bergoglio un pontefice amato da molti, ma anche criticato da chi vorrebbe più rigidità o più riforme e un Papa paradossalmente, quindi, non sempre compreso da tutti all’interno della sua stessa Chiesa.
Da tenere presente che l’equilibrio tra innovazione e tradizione è molto delicato, spesso è soggetto a tensioni all’interno del mondo cattolico ed è da considerare un tentativo di rendere la Chiesa più vicina alle persone senza far perdere la sua identità.
Per comprendere questo papa argentino occorre pensare al fatto che egli è un gesuita e il gesuitismo è la chiave per capire il suo pontificato, è un aspetto fondamentale per comprendere il suo stile di leadership, la sua visione pastorale, il suo approccio al governo della Chiesa e, quindi, il suo modo di guidare la Chiesa, che si basa sul discernimento, sulla flessibilità, sulla strategia e sulla missionarietà.
Essendo, infatti, il primo papa gesuita della storia, il suo pontificato è, fortemente influenzato dalla spiritualità ignaziana, dal pragmatismo e dalla capacità di muoversi tra innovazione e tradizione con un’intelligenza strategica tipica della Compagnia di Gesù.
Concludendo: Papa Francesco è un papa che non stravolge, ma orienta il cambiamento; non impone, non divide, ma cerca l’equilibrio tra fedeltà alla tradizione e apertura alle nuove sfide.