
C’è grande attesa per il prossimo appuntamento della Stagione Filarmonica lunedì 14 aprile: al Teatro alla Scala arrivano Joshua Bell, star mondiale del violino, e il direttore israeliano rivelazione Lahav Shani. Il programma include due capisaldi del repertorio come il concerto per violino in minore op. 64 di Felix Mendelssohn Bartholdy e la Sinfonia n. 9 in mi minore Dal nuovo mondo op. 95 di Antonín Dvořák.
Dal debutto nel 2022, quando aveva diretto e interpretato il concerto K 488 in la maggiore di Mozart, Lahav Shani si è conquistato un posto speciale tra i direttori preferiti della Filarmonica. A trentasei anni ha collezionato un’impressionante esperienza con alcune delle migliori compagini: dal 2018 è direttore principale della Rotterdam Philharmonic Orchestra, nel 2020 è diventato direttore musicale della Israel Philharmonic Orchestra prendendo il posto di Zubin Mehta, dal 2026 sarà anche direttore principale dei Münchner Philharmoniker.
Joshua Bell torna al Teatro alla Scala per la terza volta, dopo i concerti diretti da Daniel Harding (2017) e da Fabio Luisi (2015). Vincitore ai Grammy Awards, è anche direttore musicale dell’Academy of StMartin in the Fields ed è tra i musicisti più celebrati della sua generazione. Solo per citare alcuni degli aneddoti che lo rendono ben noto anche al di fuori dal mondo della musica classica: nel 2007 ha guadagnato 32 dollari esibendosi in incognito in metropolitana per un esperimento giornalistico che ha vinto il Pulitzer, nel 2014 ha interpretato se stesso nella serie TV Mozart in the Jungle, più recentemente ha collaborato con Sony per creare un’esperienza di realtà virtuale firmata Playstation.
Cesare Fertonani scrive nel programma di sala: «Comunque sia, la Sinfonia n. 9 op. 95 Dal nuovo mondo, composta tra il gennaio e il maggio del 1893, è la prima, grande composizione “americana” di Dvořák; e fin dal sottotitolo bilingue in testa alla partitura (Z Nového Světa / From the New World) si coglie l’intenzione dell’autore di gettare un ponte, di trovare un ideale punto d’incontro tra la vecchia Europa e il “nuovo mondo”. In un’intervista al New York Herald pubblicata il giorno precedente la prima esecuzione della sinfonia, che ebbe luogo alla Carnegie Hall il 16 dicembre 1893 con la New York Philharmonic Orchestra diretta da Anton Seidl, il compositore precisa di aver voluto ricreare soltanto “lo spirito” del folklore americano: “Ho scritto semplicemente temi originali che incorporano le peculiarità della musica indiana [cioè dei neri e dei pellerossa], e impiegandoli come soggetti, li ho sviluppati con tutte le risorse del ritmo, dell’armonia, del contrappunto e del timbro orchestrale”».