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Adesso che tutti vanno a vedere la città è tempo di dare un’occhiata all’ex sindaco di casa Zanca, quello che tutti maltrattano e che sta per essere licenziato, la politica dei disonorati: Francantonio Genovese. L’impresa non è facile: l’hanno rimosso come un peccato. Quel che è successo finora è questo: hanno scaricato il peso della colpa su chi era abituato a sollevarlo. I "caproni espiatori" non hanno sponsor e appartengono alla classe politica che conta poco quando non è più utile. Ma Francantonio Genovese per qualcuno, pur in disgrazia e in cella, conta più di ieri: la sua famiglia. Ho profondo rispetto per come vanno avanti a testa alta, seppur la vicenda giudiziara sia lontano dal risolversi. Non erano abituati a queste cose. Non pensavano che la gente potesse essere così meschina – ovviamente non entro nel merito del processo – parlo di persone in generale. Di persone che fino a quando Francantonio era in sella bussavano alla sua porta: oggi se non ne parlano male giurano di non averlo mai frequentato. Una città meschina, appunto, bigotta e falsa moralista. Che cosa resta, ora che tutto è perduto, anche l’onore? La famiglia. Non voglio dire che tutto sia uno sbaglio ma Francantonio interpreta una quotidianità abnorme: quella dell’uomo consumato dagli uomini di cui vorrebbe essere consumatore. Questa alla fine, mi sembra, la "chiave" per capire quanto questo dramma umano affrontato da Francantonio Genovese con grande dignità vuole dirci: una storia mostruosa in cui animato e inanimato hanno invertito le parti senza che vi sia consapevolezza.