#MEETING17: 60 ANNI DOPO L’EUROPA DA RIGUADAGNARE

di Nicola Currò

L’Europa dei nostri giorni è un’Europa ferita e bistrattata che vive una debolezza senza precedenti che rischia di farla implodere. L’Europa, quella politica, ha sempre travato molto spazio al Meeting di Rimini nel tentativo di contribuire alla costruzione di una istituzione che i cittadini possano considerare utile per il quotidiano vivere anziché pensarla come qualcosa che non aiuta, anzi che complica la vita delle persone.
Osservando l’Europa, dunque, ci si accorge che occorre ereditare, possedere e riguadagnare proprio come recita il titolo di matrice goethiana del Meeting di quest’anno. Ciò vale anche per il vecchio continente: questa l’idea portante dell’atteso incontro titolato: “60 anni dopo. L’Europa che c’è già. L’Europa da riguadagnare” al quale sono intervenuti Enrico Letta, presidente del Jacques Delors Institut, e Antonio Tajani, presidente del Parlamento Europeo.
Il problema dell’Europa oggi è che i suoi ideali non siano un vuoto involucro, ma servano ad andare avanti. Occorre un’Europa unita anche in opposizione al terrorismo. Su questo punto Enrico Letta è stato molto chiaro osservando che «senza radici tutto è complicato. In Europa occorre partire da tre valori: libertà, centralità della persona e sussidiarietà. Senza di esse non vi è leadership politica capace di far fronte alle sfide cui siamo stati chiamati». Riferendosi all’Italia l’ex premier ha aggiunto che il nostro paese in Europa deve giocare la sua partita a viso scoperto e per farlo «occorre essere uniti e influenti. Non possiamo più accettare solo l’Europa di Bruxelles ma dobbiamo puntare a un continente dalle tante capitali e città, in cui vogliamo dire la nostra». In una prospettiva del genere, quali possono essere le strategie da adottare? Forse, come suggerisce l’ex presidente del Consiglio, valorizzando chi in Europa ci rappresenta: da Tajani, a Mario Draghi a Federica Mogherini, partendo dall’Italia per valorizzare l’Europa. Ciò assume maggiore rilevanza per far fronte alle minacce del terrorismo. «Chi vuole colpirci – ha detto Tajani – vuol minare la nostra libertà. Occorre protezione, traducibile in termini culturali oltre che militari. Quando saremo in grado di far comprendere a un bambino che l’Europa non è fatta solo di banche, euro, scambi e burocrazia avremo fatto un passo in avanti e avremo colto il vero senso di essere europei e italiani». Dal confronto tra Letta e Tajani quel che è emerso con forza è che ci vuole più Italia per una nuova Europa e la nuova Europa, da costruire tutti assieme, deve avere una forte connotazione sussidiaria, deve cioè abbandonare il piglio arcigno dello statalismo a favore della libertà del singolo di costruire la propria esistenza come ritiene più opportuno e utile per sé e per i propri cari.