
I dazi Usa – come grosso modo previsto e grazie al dilettantismo con cui sembra siano stati messi in atto – stanno facendo strage di diverse certezze e, soprattutto, di prospettive per i più disagiati. L’Italia, nonostante il 20% come tutti i paesi Ue, è tra questi disagiati.
Paghiamo il prezzo di una politica estera basata sulla propaganda del primo ministro e dei suoi sodali, convinti che sorrisi, propaganda, strette di mano e dichiarazioni di fedeltà avessero lo spessore di potere e denaro. Alcuni continuano a dirsi da soli che bisognerebbe attivare delle trattative dirette tra Italia e Usa, e lo fanno in malafede solo per continuare a farsi propaganda antieuropeista, visto che anche loro sanno benissimo che i dazi sono stati decisi per l’Unione europea, soggetto economico e commerciale che tratta le politiche economiche complessivamente. Non è una novità che la presunta ignoranza di chi propone e quella che questi ultimi valutano in chi li ascolta, sia in uso.
Il nostro capo di governo dice di non preoccuparci, chè quanto accaduto non è tanto importante. Ma è evidente che si tratti di finti pensieri formulati da chi non sa che dire, ché tradita in quello che lei riteneva talamo matrimoniale. E quale migliore occasione per tirare fuori le proprie paranoie per dire che lei qualcosa sta facendo: bloccare il green deal europeo nel mercato dei veicoli (1)… e che c’entra? Nulla. Ma è qualcosa da dire per smuovere qualcosa che, chissà perché, dovrebbe essere la risposta ai dazi di Trump.
Nessuno ha formule precise ed efficaci per affrontare questa situazione, ma ci lascia perplessi quanto accade. Mentre in Francia, il presidente Macron ha abbozzato una risposta politica chiedendo alle aziende di bloccare gli investimenti in Usa. In Spagna il governo di Sanchez ha stanziato più di 14 miliardi di euro per le imprese che devono far fronte alle specifiche prime difficoltà.
Comunque, speriamo che la Commissione Ue non si faccia prendere da una sorta di sindrome cinese (incubo da pericolo e reazioni scomposte… come la Cina che ha deciso uguali dazi contro quelli Usa), e ragioni come un mercato di consumatori più grande di quello Usa e che deve organizzarsi per meglio utilizzarlo, anche verso gli Usa. Fosse che Mario Draghi avesse ragione nella sua relazione sul futuro dell’Ue?
Il contributo dell’Italia? Sappiamo che non si può sperare che un asinello si comporti come una tigre…. ma abbiamo – poco politiche e molto economiche – diverse potenzialità, in uso e nel futuro, che – asinello o meno – ci aiutano a farci cadere in piedi, soprattutto da parte di consumatori che riescono dove spesso politica ed imprenditori tentennano.
1 – https://www.aduc.it/articolo/governo+svia+sui+dazi+trump+attaccando+green+deal_39043.php
Vincenzo Donvito Maxia – presidente Aduc