
Chissà come e dove finirà l’appello del ministro della Famiglia Roccella perché ci sia unità di tutto il Parlamento per l’approvazione finale del reato di femminicidio.
A un mesetto dalla sua presentazione (1) gli omicidi presumibilmente riconducibili a questa fattispecie sembra che siano in aumento. Così come in aumento è la retorica che aveva e continua ad accompagnare il disegno di legge. Né più né meno quanto è accaduto con il reato di omicidio stradale.
Brutta bestia è l’uso del potere, politico e di immagine, per far credere che un atto di propaganda possa divenire un percorso di soluzione. I maschi che assimilano la masturbazione (mentale e fisica) alla violenza continuano a farsi beffe del clima di attenzione crescente e delle super-pene. Mentre le donne attenzionate da non poche campagne pubbliche e rasserenate dalla legge della Roccella (“beh, ora c’è la legge…”), continuano a non valutare con diffidenza alcuni segnali (“il mio marito, compagno, amico, conoscente… è diverso”, sottovalutando che spesso il concetto e la pratica di amore femminile è diverso dall’amore/possesso del maschio).
La legge sul femminicidio sembra quindi morta sul nascere. I nostri governanti sembrano non capirlo e continuano a confondere la propaganda della loro presumibile bellezza con la realtà dei fatti.
Noi non abbiamo soluzioni, Ma ci rendiamo conto che quanto viene fatto non funziona per diversi motivi. L’origine è una cultura (maschilismo o patriarcale che si dica) che parte dai “peccati originali” di tutti gli strumenti di oppressione che vengono spacciati per religioni. Guardando la storia prendiamo solo atto che – A.D. 2025 – solo il progresso economico e la minore influenza delle religioni hanno contribuito a rendere la femmina meno schiava del maschio. Facendo sì che la donna sia sempre più soggetto autonomo ed autosufficiente. E crediamo che forse è a questo che bisognerebbe fare attenzione quando si fanno le leggi dicendo che l’uguaglianza tra i sessi è base.
1 – https://www.aduc.it/articolo/sicurezza+farlocca+facciata+donne+non+solo_38902.php
Vincenzo Donvito Maxia – presidente Aduc