L’avesse detto: L’amicizia con Trump e il senso delle conseguenze

Il globalismo è come una trottola, per mantenersi in equilibrio deve girare sempre più veloce. Produrre dove costa meno e vendere a costi gonfiati dove non si produce più.
Oggi, all’improvviso, produrre dove costa meno non è più la cosa migliore, la trottola rallenta e l’equilibrio diventa precario. Arrivano i dazi.
Dopo anni in cui i nostri politici hanno applicato politiche restrittive e deflazionistiche, impoverendo le famiglie, distruggendo la domanda interna e spingendo le imprese a delocalizzare, facendo si che, il riavere un Paese e una moneta sovrana, siano rimasti un argomento retorico da usare solo in campagna elettorale, oggi, lanciano l’allarme dell’imminente collasso dell’economia a livello globale.
Prova ne sia che, a dispetto di quello che molti sono indotti a credere, gli Stati Uniti (attraverso i dazi), stanno sostanzialmente “chiedendo” al mondo industrializzato il più grande intervento di incremento dei salari e degli investimenti pubblici mai visti prima. E questo la sinistra e pezzi della destra Leuropeista non lo vogliono, d’un tratto perderebbero il controllo sulla vita degli italiani. I dazi infatti, sono una misura antiglobalista, perché proteggono i lavoratori dalla concorrenza di paesi dove il lavoro è sfruttato, uno strumento che porrebbe fine alla globalizzazione.
Dal sito della Casa Bianca: “Paesi tra cui Cina, Germania, Giappone e Corea del Sud hanno perseguito politiche che sopprimono il potere di consumo interno dei propri cittadini per aumentare artificialmente la competitività dei loro prodotti di esportazione. Tali politiche includono sistemi fiscali regressivi, sanzioni basse
o non applicate per il degrado ambientale e politiche volte a sopprimere i salari dei lavoratori rispetto alla produttività”. Chiaro?
Fine della globalizzazione, se siamo veloci e ci riportiamo a casa la nostra sovranità monetaria insieme alle produzioni e aumentiamo la domanda interna, forse ce la caviamo anche noi. D’altronde Trump è stato chiaro, sui dazi scrive, si tratta paese per paese e se si risponde ai dazi con altri dazi essi verranno ancora aumentati, se ci si accorda su altro essi verranno diminuiti. Quindi i nostri “cari” politici, invece di indignarsi o peggio di impuntarsi e seguire le indicazioni della farabutta che siede a Bruxelles, farebbero bene a organizzare degli incontri bilaterali. Facendo ciò, non farebbero altro per cui sono stati eletti e vengono profumatamente pagati: politica. Trovare accordi a tutela del Paese e degli italiani.
Perché se non fosse chiaro, chi non segue il modello è fuori, e la globalizzazione è arrivata alla fine. Finalmente.
bilgiu