Lo Stabat Mater di Rossini: per la Pasqua è il momento del concerto-evento dell’Orchestra Sinfonica e del Coro Sinfonico di Milano con Emmanuel Tjeknavorian

E’ costellata di concerti-evento, la programmazione dell’Orchestra Sinfonica di Milano. E uno tra questi, per la Stagione 2024/2025, è indubbiamente lo Stabat Mater di Gioacchino Rossini che vede l’Orchestra Sinfonica e il Coro Sinfonico di Milano diretti dal Direttore Musicale Emmanuel Tjeknavorian, martedì 15 e giovedì 17 aprile, sempre alle ore 20, all’Auditorium di Milano. E’ il concerto di Pasqua della Fondazione Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi, che si celebra con una delle vette del repertorio sacro di tutti i tempi, una musica straordinaria e senza tempo, che torna a risuonare all’Auditorium di Milano dopo 7 anni di assenza.

Un cast di solisti d’eccezione: Benedetta Torre (Soprano), Martina Belli (Mezzosoprano), Juan Francisco Gatell (Tenore) e Nicola Ulivieri (Basso). Il Maestro del Coro è Massimo Fiocchi Malaspina.

Un concerto-evento che rappresenta una tappa significativa nel percorso di questa avvincente Stagione dell’Orchestra Sinfonica di Milano insieme al Direttore Musicale Tjeknavorian che, dopo soli sette mesi dall’inizio della sua prima stagione come Direttore Musicale è stato nominato Miglior Direttore nell’ambito della 44° edizione del Premio Abbiati promosso dall’Associazione Nazionale Critici Musicali.

Torna all’Auditorium di Milano dopo 7 anni questa meravigliosa pagina di musica sacra di Gioacchino Rossini, (per l’occasione trasmessa in diretta su Radio Tre), partitura composta nel su testo di Jacopone da Todi, in un periodo di “silenzio” del compositore pesarese, che, dopo il Guillaume Tell del 1829, si ritira dall’attività teatrale a soli 37 anni pur essendo forse il più celebrato compositore europeo.

Quest’opera, una delle più emblematiche del repertorio sacro, fonde la profondità della tradizione liturgica con la maestria melodica rossiniana, creando un contrasto emozionante tra dolore e speranza. Composta per soli, coro e orchestra, l’opera si distingue per la sua intensità drammatica, alternando momenti di grande tensione emotiva a passaggi di straordinaria dolcezza. Tra le sue parti più celebri spiccano l’aria “Cujus animam” per tenore, dal lirismo struggente, e il maestoso duetto “Quis est homo” per soprano e mezzosoprano. Il grande coro che introduce lo Stabat esprime con forza l’intensità del dolore, mentre l’aria “Inflammatus et accensus” per soprano, di straordinaria potenza, esplora il tema della sofferenza. La scrittura corale culmina nel finale con il “Amen”, un momento di intensa speranza che riecheggia in un’esplosione di luce musicale.

E’ un contraltare di un altro concerto-evento del cartellone dell’Orchestra Sinfonica di Milano, il Requiem di Giuseppe Verdi nel periodo autunnale, con cui lo Stabat condivide il pathos, la forte componente spirituale, l’incredibile intensità e la potenza espressiva.

I dieci numeri religiosi – in cui si divide la partitura nella versione definitiva – sono interpretati ancora attraverso l’estetica degli “affetti”, come un polittico di immagini da contemplare e ammirare in sé e per sé.

Rossini è costretto dalle circostanze a pubblicare lo Stabat. La prima metà della partitura nasce nel 1831, in seguito a un viaggio in Spagna compiuto insieme al banchiere Aguado, a cui Rossini è legato da profonda amicizia oltre che da speculazioni finanziarie. Dietro pressione di Aguado, Rossini accetta di comporre questa partitura di musica sacra per la cappella musicale di un alto prelato spagnolo, Manuel Fernandez Varela. La stesura viene interrotta per motivi di salute: la partitura è ceduta al musicista Giovanni Tadolini, suo amico, il quale ultima il lavoro a scapito dell’ignaro padre Varela. Lo Stabat viene eseguito con le modifiche di Tadolini nel Convento di San Felipe el Real a Madrid nel 1833.

Rossini completa la stesura dell’opera nel 1841 e la prima esecuzione ufficiale avviene a Parigi nel 1842 per il Théâtre de la comédie italienne.

Il lavoro riscuote un grande successo, ma non mancano le accuse a Rossini di aver enfatizzato eccessivamente la componente teatrale a scapito della componente spirituale del soggetto. Ma il contenuto spirituale dell’opera è presente ed è affascinante: il pesarese sceglie di permeare il testo di Jacopone da Todi con il suo modo di intendere la musica, compiendo una scelta coraggiosa e sincera che ne ha fatto un’opera unica nel panorama del repertorio sacro di ogni epoca.